

Blog dedicato a volte a qualcosa,il più delle volte a niente...
Quando la sera,
La luna urla i vostri nomi
Di tenue luce Preme sugli orrori
E da povere pietre, cosparsi di polvere,
I bianchi volti si lasciano accarezzare.
Da fredde, vecchie e sole
mutano gli spigoli a morbidi cuscini,
Avvolgono le teste pallide al sole gettate,
Raccolgono come acqua tenui raggi nelle mani.
Incrociate le dita nel sole,
Il sole pregando per farsi tirare
Fino all’ultimo fievole luce senza calore
Coprono i bisogni come agli animali
ma si raffreddano pure gli ultimi istinti.
Fuori il mondo è tutto, è già finito.
La paura che non teme e non ha colore,
Offuscati i bei momenti dei giochi da bambini
Che più non saranno di quei luoghi e tempi.
Ora che il sole ha perso,
e il passaggio di un gatto
due volte l’inganna se toglie e dà speranza,
Se si appisola lì accanto allo stesso sole
dove ogni animale che indifferente
vive, vorrebbe bruciare,
Che Infedele non abbaia ma incute timore,
Che crudele risveglia il ricordo d’essere,
Per poco, già capitati al mondo,
Quando ormai non vale, il corpo è già pietra
Non segue alcun comandamento.
Senza forza le braccia e la voce giacciono
Si spegne il pensiero, sotto trenta metri
L’amore finisce, inizia il silenzio
L’angoscia, L’odore, La morte secca
La valanga che Il respiro toglie
La terra che non regge,
la natura che disprezza e
Di terrore, di vergogna strozza noi essere disumani,
Siamo noi i resti di chi muore, soli a ricordare,
abbandonati al dovere di accettare.
Allora ancora un’ attimo vedi gli occhi annebbiati,
La bocca che sorseggia l’ultimo sapore di lacrime salate
che riportano al mare, a lunghe distese.
Accolti nel grembo di un mondo incantato
Nella favola che alla matrigna vi nasconde
E narra al mondo: Nel buio delle miniere
Le gemme preziose Si vanno a cercare.
Rinascono angeli Dove non possiamo vedere.
Coperti di metalli lucenti, Nello stupore
Tra fate e streghe, il paese si accende
Di angeli in festa nel cielo si librano
e di mille giravolte l’aria incendiano.
“Venticinque Febbraio Duemilaotto”
“Adele”
Adele
luci elettriche,
abbagli composti,
schivati e riflessi
di notte catramata si scompone,
accorsi a correre su strade deserte,
di giorno sgambettate di vite umane.
Adele insonnia
ad un marciapiede cementata.
Adele addormentata
in canna ad un fucile
livella di strada
preda depredata
vita di veglie
svelte faccende
da porte e finestre.
Sente la notte
storcere in pancia,
da dietro freddarla,
straziarla a terra.
Adele
vergine disastrosa
di sangue
e sudore
di luci rosse
e sirene
all’ora che il gallo
l’aveva
data per nata.
“Carezza”
Il mio volto cerca
consolazione nella tua mano.
“Anima”
Da un vetro opaco scorsi
la sagoma tua,
un’anima apparsa
da tempo trapassata
immaginavo di vederti ancora
gentile ometto.
“Reale e vivo”
Il ventre per tenerti in vita
il petto per nutrirti
il respiro per scaldarti
i nostri sguardi e
muoio nel vederti vivo
così reale
muoio per averti donato al mondo.
“Le mie carezze”
Il vento taglia i tuoi capelli a ciocche
le mie dita lo stesso
finché il capo inclini dalla mia parte
mi concedi di soffiare come
vento che soffia tra i capelli
e col vento mi confondi.
“Autunno”
Tu che calpesti le foglie
per giovarti dello scricchiolio che porta,
orchestri una musica sentita dai piedi fino alle orecchie
Mi allieta vederti così felice e appagato d’autunno
come solo alla tua età si può essere.
“Sogno”
Il dono di conoscere un tuo sogno,
ripagherei con mille notti insonni
dai miei occhi stanchi e vigili
su di te mentre dormi.
“Il tuo gioco”
Si scontrano tra le tue mani
volano nella stanza
nella casa
nella città
nella tua fantasia
nei miei ricordi
resterà questo gioco.
“Le nostre vite”
Ho barattato la mia vita
per avere un posto accanto alla tua
hai preso la mia mano
per non perdermi nel tempo.

XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
"Pablo Neruda"

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; trattieni le unghie della zampa, e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati di metallo ed'agata. Quando le dita indugiano ad accarezzare la tua testa e il dorso elastico e la mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrico, vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo come il tuo, amabile bestia, profondo e freddo, taglia e fende come undardo, e, dai piedi fino alla testa, un'aria sottile,un minaccioso profumo circolano attorno al suo corpo bruno.
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“Alla mia Bambina”
Vita,
Grida
Strada,
Passo avanti
Dirimpetto
Ci sei tu
Manina stretta
Palmo a palmo
Proseguiamo …
…
Freddo
Storto
Aggroviglio
Un abbraccio,
Ancora
vita.

Nella chiesa
Sono testimone
Di queste nozze
Sposa e sposo
Chiesa e altare
Messa e mensa
Vino e pane
Finisce un rito
Il testimone esce.

Senza amanti
Una piuma insanguinata
L’ultima me l’ha strappata
Quello che di notte
Mi volgeva il capo
Sono sola
Non c’è cura.

Quando ritorno
Nell’ampia conca
Tra l’Appennino
Ed il bacino,
Giace lì la mia infanzia
Nelle discese a più riprese
L’anima mia mi segue
Un passato che ritorna
Così forte
Da perdermi il presente
Voglio dire
Per me tornare
E’ varcare
La soglia della casa.
Una bimba non trovo
Non riaffiora
In nessun pensiero
Eppure eri qui in questa stanza
Il corridoio s'é fatto stretto
L’anima mia non si trattiene
Scoppia!
Erano qui … la gatta
Sul letto,
La scrivania che dava altrove
Hai spostato la tua dimora
In una ampia
Ora libera di tornare
Anima mia
Trattieni il ricordo
Di facce strane
Che ti assale.

Crisantemi
Ti ho portato
Freschi
E così vivi
Non rimarranno.
Della morte sai che parlo!
Anche se con te non
Ho più voce
Pianto di anni ormai
È finito
Ora mi basta
Questo incontro
Una volta l’anno.
A celebrare i morti vengo,
E tu tra loro
Sei a me più cara
Beato l’abbandono
Che mi ha sorpreso
Più semplice dell’accettare
Chi vive adesso.

Nella stanza
Buon silenzio
Mai più non posso
Stare così a più riprese
Tornerà a farmi visita
Qualcuno.

Proibito
Stai lì non preoccuparti
Che a noi penso io
Vieni a stare nei mie pensieri
Ogni volta che lo voglio
Non c’è cosa più gradita e onesta
A me che sono sconfitto
Di esser certo di trovarti
Ogni volta che lo voglio
Tu compagna
Non mi mancherai
Perché io farò il momento
Vado via
E tu rimani,
Quando voglio.
Del mio pensiero
Sono padrone
E tu non sai
Perché a te
Tutto è nascosto.
