sabato, giugno 7

In questo particolare momento e per un paio di ragioni che non sto a specificare ma spero che ognuno di voi se ne faccia una propria tanto per dare un senso alla mia scelta di personaggio....! ...mi sembrava opportuno inserire l'immaggine sottostante!...di un uomo dalla vita controversa e sicuramente discutibile dal punto di vista delle scelte fatte e che infatti personalmente non condivido del tutto. Ma che alla lontana sembra essere un ottimo esempio di uomo che tra molteplici vicissitudini e battaglie e irrequietezze (penso umano più di MLK che è stato più un uomo "ideale"),ha saputo riconoscere i suoi sbagli ,ha svoltato direzione e ha provato al mondo che va cercata dentro di se quella via che avrebbe portato a conciliare la scelta dell'essere umano di rispettare ogni suo simile per raggungere la persegiuita fratellanza tra popoli. Neppure il grande MLK benché pacifista riusci a diffondere la ragione che l'uguaglianza è un diritto innato !




«Gli uomini quando sono tristi si limitano a piangere sulla propria situazione. Quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose.»

giovedì, marzo 13

Pòésia

Quando la sera,

La luna urla i vostri nomi

Di tenue luce Preme sugli orrori

E da povere pietre, cosparsi di polvere,

I bianchi volti si lasciano accarezzare.

Da fredde, vecchie e sole

mutano gli spigoli a morbidi cuscini,

Avvolgono le teste pallide al sole gettate,

Raccolgono come acqua tenui raggi nelle mani.

Incrociate le dita nel sole,

Il sole pregando per farsi tirare

Fino all’ultimo fievole luce senza calore

Coprono i bisogni come agli animali

ma si raffreddano pure gli ultimi istinti.

Fuori il mondo è tutto, è già finito.

La paura che non teme e non ha colore,

Offuscati i bei momenti dei giochi da bambini

Che più non saranno di quei luoghi e tempi.

Ora che il sole ha perso,

e il passaggio di un gatto

due volte l’inganna se toglie e dà speranza,

Se si appisola lì accanto allo stesso sole

dove ogni animale che indifferente

vive, vorrebbe bruciare,

Che Infedele non abbaia ma incute timore,

Che crudele risveglia il ricordo d’essere,

Per poco, già capitati al mondo,

Quando ormai non vale, il corpo è già pietra

Non segue alcun comandamento.

Senza forza le braccia e la voce giacciono

Si spegne il pensiero, sotto trenta metri

L’amore finisce, inizia il silenzio

L’angoscia, L’odore, La morte secca

La valanga che Il respiro toglie

La terra che non regge,

la natura che disprezza e

Di terrore, di vergogna strozza noi essere disumani,

Siamo noi i resti di chi muore, soli a ricordare,

abbandonati al dovere di accettare.

Allora ancora un’ attimo vedi gli occhi annebbiati,

La bocca che sorseggia l’ultimo sapore di lacrime salate

che riportano al mare, a lunghe distese.

Accolti nel grembo di un mondo incantato

Nella favola che alla matrigna vi nasconde

E narra al mondo: Nel buio delle miniere

Le gemme preziose Si vanno a cercare.

Rinascono angeli Dove non possiamo vedere.

Coperti di metalli lucenti, Nello stupore

Tra fate e streghe, il paese si accende

Di angeli in festa nel cielo si librano

e di mille giravolte l’aria incendiano.



“Venticinque Febbraio Duemilaotto”

mercoledì, marzo 12

Pòésia

“Adele”




Adele

luci elettriche,

abbagli composti,

schivati e riflessi

di notte catramata si scompone,

accorsi a correre su strade deserte,

di giorno sgambettate di vite umane.

Adele insonnia

ad un marciapiede cementata.

Adele addormentata

in canna ad un fucile

livella di strada

preda depredata

vita di veglie

svelte faccende

da porte e finestre.

Sente la notte

storcere in pancia,

da dietro freddarla,

straziarla a terra.

Adele

vergine disastrosa

di sangue

e sudore

di luci rosse

e sirene

all’ora che il gallo

l’aveva

data per nata.

martedì, marzo 11

La civiltà dei Gaudo

"Vorrei far sapere a quella persona che se vuole intendere intenda... se pensi che non vale la pena solo per un secondo morire senza aver fatto quel che si avrebbe voluto solo per un secondo fare nel secondo della durata di quegli sguardi che non reggono alla luce del giorno e ci ingannano...insomma ...se fosse anche solo uno sfizio o un vizio se fosse che entrambi volessimo... perchè no?..basta mettersi d'accordo!...ma che sarà darsi un'ora un giorno senza salutarsi e non chiederci neppure come siamo stati, cosa è successo e chi dobbiamo essere in un ora ...e dopo essere stati senza neppure dirsi addio o arrivederci come se fosse subito dimenticato l'accaduto...."
così Melinda scrisse su quel fazzoletto , racimolato lì per lì , lo imbustò e lo ripose sul tavolo del suo ufficio sperando che capisse....

Considerazione

L'uomo può essere felice Basta mettersi d'accordo sulla parola "felicità". Diceva B. Russell, che si intendeva un po' di roba del genere, che le più complesse questioni filosofiche sono in fondo problemi di grammatica e di lessico.
felicità=serenità?
Dilemma secolare!
Quando avverto questo leggero formicolio alla bocca dello stomaco vi direi questa sensazione è uno dei banali segnali dell'essere felice...altri più sostanziosi più sù sono i pensieri che si fanno vaganti, leggeri e inconsistenti tanto che pur non avendo motivo di essere serena (ma anche si!,nel senso che i pensieri ce li ho anch'io come tutti ma poi ci dobbiamo mettere d'accordo anche su questo!)qualunque pensiero che muove anche una minima preoccupazione non lo avverto!Sento questo formicolio e di null'altro mi importa!
Mentre scrivo mi sento felice ma lo ero anche prima di scrivere magari inconsciamente oggi ho perso qualcosa che mi ha reso felice... in fondo sono in piedi dalle otto di ieri mattina... il chè fa per l'esattezza 23 ore e mezza che sono sveglia... il chè non farebbe nessuno felice o forse sono felice di stanchezza nel senso che la mente è sgombra di pensieri e vuole solo riposare....ma si una giornata intensa ti manda a letto no felice no serena ma soddisfatta...ci vuole come si dice a Napoli ..A' FATICA e quale parola migliore per dire lavoro se non faticare, affaticarsi ...

domenica, febbraio 17

La frase del giorno

Chi non ha nulla da fare ...trova il tempo di morire...!

Dunque filosofeggiando se questa lunga assenza non mi ha ucciso vorrà dire che ho avuto perecchio da fare ...

mercoledì, novembre 14

CANARIE




Canarie...un sogno...un miraggio...nel grigio urbano soprattutto oggi queste foto fanno un male!...beccatevele lo stesso!



Ecco gli artefici!...puniti per farci rosicare...
Ciao Amici!

lunedì, novembre 12

Questo l'ho trovato per caso!...cercando Nantes!

Piero Melograni
Il bicentenario della Vandea. Un genocidio a lungo censurato
"Mondo economico"
4 settembre 1993

Fino a pochi anni orsono, in una vetrina del Museo Carnavalet di Parigi, si trovava esposto un libretto rilegato in pelle umana. Per un singolare paradosso, quel volumetto conteneva il testo della Dichiarazione dei diritti dell'Uomo , non sappiamo se nell'edizione del 1789 o in quella del 1793. L'imbarazzante oggetto non è più in mostra. Ed è molto probabile che la direzione del Museo lo abbia chiuso in un magazzino per evitare spiacevoli confronti tra le efferatezze compiute dai rivoluzionari dell'89 sulla pelle degli aristocratici e il sadismo dei nazisti che, un secolo e mezzo più tardi, confezionarono paralumi con la pelle degli ebrei. Ma le verità finiscono per essere più forti delle censure. E difatti, in occasione del bicentenario della rivolta Vandea, dal 15 aprile al 31 maggio scorsi, proprio a pochi metri dal Museo Carnavalet, per l'esattezza al numero 48 della rue Vielle du Temple, è rimasta aperta un'esposizione sulla Vandea ai tempi della rivoluzione. Fra le tante mostruosità da essa documentate c'era anche l'uso che i rivoluzionari facevano dell'epidermide dei loro avversari. Ad Angers la pelle di vari oppositori fu sottoposta a concia per confezionare pantaloni da cavallo destinati agli ufficiali superiori dell'esercito repubblicano. E, in una testimonianza raccolta dal tribunale di quella città in data 6 novembre 1794, si precisava che un certo Pequel, chirurgo maggiore del IV battaglione delle Ardenne, aveva scorticato ben 32 monarchici, le cui pelli erano state lavorate presso il conciatore Langlois e infine consegnate a un pellicciaio. Questo genere di operazioni non doveva possedere carattere episodico dato che, in un rapporto del 14 agosto 1793, lo stesso Saint-Just, deputato giacobino alla Convenzione e membro del Comitato di salute pubblica, annotava come anche a Meudon, nei pressi di Parigi, si conciasse pelle umana . I rivoluzionari compirono crimini nella Francia intera, ma nella Vandea avviarono un vero e proprio genocidio. In breve tempo il 15% degli abitanti della regione scomparve. Il 20% delle abitazioni fu incendiato. Il generale Turreau chiese a Parigi l'autorizzazione al massacro: <è mia intenzione incendiare tutto>, annunciò il 17 gennaio 1794. E precisò: . Il Comitato di salute pubblica diede il suo assenso, così che per quattro mesi, tra il gennaio e il maggio 1794, i reparti militari spediti da Parigi misero a ferro e fuoco l'intera Vandea. Nella confusione generale vennero sterminate per errore anche varie famiglie repubblicane. In aprile, presso la città di Nantes, i corpi di più di cento donne furono bruciati sopra caldaie coperte da sbarre di ferro per ricavarne il grasso. . Il peggio fu che varie migliaia di vandeani vennero affogati nelle acque della Loira, a Nantes. Per non consumare polveri e pallottole, uomini, donne e bambini vennero stipati in vecchi battelli, condotti in mezzo al fiume e colati a picco. Come spiegò un testimone:" All'inizio gli annegamenti si facevano di notte, ma il Comitato rivoluzionario non tardò a familiarizzarsi con il crimine; diventò più crudele e da quel momento gli annegamenti si fecero in pieno giorno". Molti condannati furono denudati. E venne istituito il cosiddetto "matrimonio repubblicano", che consisteva nell'affogare un giovane (magari un prete) e una giovane completamente nudi, legati assieme sotto le ascelle. Alcuni ufficiali assistettero nauseati alle prodezze delle armate repubblicane:"Da un anno grido contro tutti gli orrori dei quali sono stato sventurato testimone" , scrisse nell'ottobre 1794 il generale Danican. E anche le autorità civili furono infine costrette a intervenire. Il deputato Jean-Baptiste Carrier, responsabile degli annegamenti di Nantes, fu processato e ghigliottinato. Ma il grande scempio, oramai, si era compiuto e le persecuzioni non sarebbero completamente cessate prima del 1799.

Da allora in poi quasi tutti preferirono far scendere, su queste vicende, una cortina di silenzio. E la storiografia, fino a poco tempo fa, ha quasi sempre evitato di misurarsi con un tema tanto scabroso. Si diffondeva tra gli storici un pregiudizio contrario alla Vandea, considerata sinonimo di reazione, insieme con un opposto pregiudizio favorevole alla rivoluzione e magari al Terrore, considerati sinonimi di progresso. Quasi tutti dimenticavano che la Vandea, all'indomani dell'89, aveva salutato con favore la rivoluzione e si era allontanata da essa soltanto a causa dei molti errori compiuti dai governi repubblicani. Jules Michelet, nella sua grande Storia della rivoluzione francese, scritta a metà Ottocento, dedicò molte pagine alla rivolta vandeana, alla dura repressione di essa e ai misfatti di Carrier. Ma anche Michelet tentò di giustificare gli eccessi quando scrisse che le fucilazioni e gli annegamenti erano mezzi usati per rendere la morte più rapida e non sacrifici umani. Oggi il clima sta cambiando. In queste settimane i giornali francesi hanno riaperto il caso Vandeà. E lo studioso che più di tutti si è impegnato per ristabilire la verità si chiama Reynald Secher, nato proprio in Vandea nel 1955. Ha pubblicato vari libri sull'argomento, uno dei quali è stato tradotto in italiano ("Il genocidio vandeano", edizioni Effedieffe, Milano 1991, 36 mila lire). Secher, insieme con J.J. Brègeon, ha inoltre curato la pubblicazione di un libro che Babeuf, uno dei padri del comunismo, scrisse nel 1794 per denunciare (perfino lui!) le stragi compiute dai rivoluzionari. Anche il testo di Babeuf è stato tradotto in italiano (sempre nelle edizioni Effedieffe). Secher è stato un artefice della recente esposizione sulla Vandea di cui abbiamo parlato all'inizio. E inoltre si deve a lui una eccellente videocassetta dedicata alle guerre nella Vandea (Editions Ers, 30 boulevard Barbot, 35530 Noyal sur Vilaine). Si discute spesso sulla difficoltà di realizzare documentari storici di qualità. Questo di Secher può essere adottato come modello da imitare. Bisogna infine segnalare che la recente esposizione di Parigi è stata realizzata senza sostegno pubblico, grazie all'iniziativa di privati e allo slancio degli organizzatori, e in particolare alla dedizione del già più volte nominato Reynald Secher. Al mattino, entrando nell'esposizione, capitava di incontrarlo mentre con grande dignità, e con uno spazzolone in mano, si preoccupava di mantener pulite le sale. Senza alcun dubbio la guerra della Vandea costituisce una delle pagine più nere della rivoluzione francese. Ci auguriamo tuttavia che gli studiosi ricompongano il quadro generale di questa repressione sviluppando quanto lo stesso Secher dichiara al termine di un suo libro, vale a dire che anche i vandeani non si comportarono da santi e compirono anch'essi vari massacri, nell'inesorabile logica delle rappresaglie e delle controrappresaglie. Senza alcun dubbio l'intera vicenda vandeana contiene molti insegnamenti sui caratteri violenti della natura umana, sulle scelleratezze dell'estremismo e sulle possibili degenerazioni dei movimenti rivoluzionari. Tornano alla mente le considerazioni esposte quarant'anni orsono da Jacob L. Talmon nel suo ormai classico saggio intitolato "Le origini della democrazia totalitaria" (1952, tradotto in italiano dal Mulino, nel 1967). Talmon dedicò quasi tutto il libro alla rivoluzione francese e al totalitarismo dei giacobini. Proprio Saint-Just venne da lui ricordato per il fanatismo con il quale perseguitava gli oppositori. Come Talmon ha osservato: <"
Il giacobinismo non si sentiva soddisfatto dell'accettazione passiva. Esso insisteva sulla partecipazione attiva e condannava la neutralità o l'indifferenza come immorale egoismo". La primavera del 1794, durante la quale ebbero luogo gli annegamenti di Nantes e le più efferate stragi, coincise con la fase più acuta del Terrore in cui furono ghigliottinati Danton, Desmoulins e Hèrault de Sèchelles. Non c'è da stupirsi che una rivoluzione, impietosa verso i suoi capi e impaurita perfino dagli indifferenti, fosse così inesorabile con i veri ribelli.

lunedì, novembre 5

Poesie dell'Innocenza

“Carezza”

Il mio volto cerca

consolazione nella tua mano.




“Anima”

Da un vetro opaco scorsi

la sagoma tua,

un’anima apparsa

da tempo trapassata

immaginavo di vederti ancora

gentile ometto.




“Reale e vivo”

Il ventre per tenerti in vita

il petto per nutrirti

il respiro per scaldarti

i nostri sguardi e

muoio nel vederti vivo

così reale

muoio per averti donato al mondo.




“Le mie carezze”

Il vento taglia i tuoi capelli a ciocche

le mie dita lo stesso

finché il capo inclini dalla mia parte

mi concedi di soffiare come

vento che soffia tra i capelli

e col vento mi confondi.




“Autunno”

Tu che calpesti le foglie

per giovarti dello scricchiolio che porta,

orchestri una musica sentita dai piedi fino alle orecchie

Mi allieta vederti così felice e appagato d’autunno

come solo alla tua età si può essere.




“Sogno”

Il dono di conoscere un tuo sogno,

ripagherei con mille notti insonni

dai miei occhi stanchi e vigili

su di te mentre dormi.




“Il tuo gioco”



Le macchinine lasci scorrere sul pavimento

Si scontrano tra le tue mani

volano nella stanza

nella casa

nella città

nella tua fantasia

nei miei ricordi

resterà questo gioco.




“Le nostre vite”

Ho barattato la mia vita

per avere un posto accanto alla tua

hai preso la mia mano

per non perdermi nel tempo.

mercoledì, ottobre 31

Giornata grigia...per non dire nera!
Piove,Piove,Piove...e allora...


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginepri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri, sui freschi pensieri
che l'anima schiude
novella, sulle favola bella
che ieri
t'illuse,che oggi m'illude,
o Ermione.


Odi?La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitìo che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
Noi siam nello spirito
Silvestre,
d'arborea vita viventi
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.


Ascolta,ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove sulle tue ciglia,
Ermione.


Piove sulle tue ciglia nere
si che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
Aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde rigor rude
ci allaccia i malleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
Silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse,che oggi t'illude,
o Ermione.

"La pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio

Eppure qualcun' altro festeggerebbe una giornata del genere! Eh si! noi ormai che ce ne facciamo della pioggia? E' solo una sciagura. Che ci porta un sacco di altri inconvenienti: il traffico si blocca,uscire a piedi non si può perchè piove e allora prendo la macchina e allora becco il traffico!I vestiti che ho steso non asciugano e allora li metto dentro, certo! ma una botta di umidità mi colpisce alle spalle e allora li rimetto fuori..già ma continueranno a bagnarsi...vado a fumarmi una cicca e ci penso... Concludo che noi non siamo urbani...siamo suburbani sottomessi al sistema e infastiditi dalla natura...Chi potrebbe mai scrivere oggi o solo pensare ad una poesia come questa!... voi magari? fermi ad un ingorgo mentre state per tornare a casa dopo una giornata di lavoro e vorreste solo mettere qualcosa sotto i denti e sprofondare nel divano e lasciarvi scorrere addosso qualche programma alla tv che assolutamente deve essere abbastanza stupido da necessitare al massimo qualche occhiata mentre vi appisolate....e l'unico problema sarà spegnerla e raggiungere il letto...? Eh già ma voi siete ancora nell'ingorgo...lo avete dimenticato...? Allora a voi suburbani e a me che lo sono ma di meno ho voluto dedicare questa poesia che elude da ogni inconveniente urbano di oggi... Ma questi sono problemi vostri!...unico consiglio è:Usate di più i mezzi pubblici!e pensate a chi sta peggio!

domenica, ottobre 28

Dedica...

XVII

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti


che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.


"Pablo Neruda"

giovedì, ottobre 25


Charles Baudelaire


Il gatto




Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo ed'agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s'inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come undardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un'aria sottile,un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.

Poesie di Mezzo




“Alla mia Bambina”


Vita,

Grida

Strada,

Passo avanti

Dirimpetto

Ci sei tu

Manina stretta

Palmo a palmo

Proseguiamo …

Freddo

Storto

Aggroviglio

Un abbraccio,

Ancora

vita.



Nella chiesa


Sono testimone

Di queste nozze

Sposa e sposo

Chiesa e altare

Messa e mensa

Vino e pane

Finisce un rito

Il testimone esce.




Senza amanti


Una piuma insanguinata

L’ultima me l’ha strappata

Quello che di notte

Mi volgeva il capo

Sono sola

Non c’è cura.




Quando ritorno


Nell’ampia conca

Tra l’Appennino

Ed il bacino,

Giace lì la mia infanzia

Nelle discese a più riprese

L’anima mia mi segue

Un passato che ritorna

Così forte

Da perdermi il presente

Voglio dire

Per me tornare

E’ varcare

La soglia della casa.

Una bimba non trovo

Non riaffiora

In nessun pensiero

Eppure eri qui in questa stanza

Il corridoio s'é fatto stretto

L’anima mia non si trattiene

Scoppia!

Erano qui … la gatta

Sul letto,

La scrivania che dava altrove

Hai spostato la tua dimora

In una ampia

Ora libera di tornare

Anima mia

Trattieni il ricordo

Di facce strane

Che ti assale.





Crisantemi


Crisantemi

Ti ho portato

Freschi

E così vivi

Non rimarranno.

Della morte sai che parlo!

Anche se con te non

Ho più voce

Pianto di anni ormai

È finito

Ora mi basta

Questo incontro

Una volta l’anno.

A celebrare i morti vengo,

E tu tra loro

Sei a me più cara

Beato l’abbandono

Che mi ha sorpreso

Più semplice dell’accettare

Chi vive adesso.




Nella stanza


Buon silenzio

Mai più non posso

Stare così a più riprese

Tornerà a farmi visita

Qualcuno.



Proibito


Stai lì non preoccuparti

Che a noi penso io

Vieni a stare nei mie pensieri

Ogni volta che lo voglio

Non c’è cosa più gradita e onesta

A me che sono sconfitto

Di esser certo di trovarti

Ogni volta che lo voglio

Tu compagna

Non mi mancherai

Perché io farò il momento

Vado via

E tu rimani,

Quando voglio.

Del mio pensiero

Sono padrone

E tu non sai

Perché a te

Tutto è nascosto.

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"Qui ad Atene noi facciamo così. Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende la proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così ." Discorso di Pericle tratto da "La Guerra del Peloponneso" opera di Tucidide

PER L'INFORMAZIONE

POLIZIA DI STATO